- Località: Roma
- Importo richiesto dal fornitore: €120.000
- Importo finale ridotto: €35.000
Il caso
Una società di distribuzione alimentare con sede a Roma ha ricevuto la notifica di un decreto ingiuntivo per €120.000 da parte di un fornitore, relativo a presunte forniture non pagate. La società, attiva nel settore della ristorazione, si è rivolta al nostro studio legale per contestare il decreto, ritenendo che:
✔ Le somme richieste fossero sproporzionate rispetto agli accordi contrattuali.
✔ Alcune delle forniture non fossero mai state consegnate.
✔ Parte della merce ricevuta fosse difettosa o non conforme agli standard concordati.
La notifica del decreto ingiuntivo ha posto la società in una situazione di stress finanziario, con il rischio di compromettere i rapporti con clienti e fornitori e pregiudicare la continuità aziendale.
La strategia difensiva
Il team dello Studio Spina & Nobili, analizzando attentamente la documentazione, ha riscontrato numerose irregolarità nella richiesta del fornitore. Abbiamo esaminato:
✔ Contratti quadro e ordini d’acquisto.
✔ Documenti di trasporto (DDT).
✔ Fatture emesse dal fornitore.
✔ Comunicazioni intercorse via email tra le parti.
Dall’analisi preliminare è emerso che:
✔ Alcune fatture incluse nel decreto ingiuntivo si riferivano a forniture mai consegnate.
✔ Altre fatture riguardavano prodotti non conformi agli standard pattuiti.
✔ Il fornitore aveva applicato aumenti di prezzo non autorizzati.
Sulla base di queste irregolarità, il nostro studio ha predisposto una perizia contabile e tecnica per dimostrare l’infondatezza delle richieste. L’atto di opposizione è stato depositato entro i 40 giorni previsti dalla legge.
I motivi dell’opposizione
L’opposizione si è basata su quattro punti fondamentali:
✔ Inesistenza del credito: alcune delle forniture non erano mai state consegnate, come dimostrato dall’assenza dei documenti di trasporto firmati.
✔ Non conformità della merce: parte dei prodotti consegnati era difettosa o non conforme agli standard concordati.
✔ Illegittimità degli aumenti di prezzo: il fornitore aveva applicato aumenti arbitrari senza previa approvazione scritta.
✔ Compensazione dei crediti: la società cliente vantava crediti nei confronti del fornitore per resi e danni causati dalla merce difettosa, mai contabilizzati.
Alla prima udienza, il Tribunale di Roma ha rigettato la richiesta del fornitore di provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo, ritenendo l’opposizione fondata su prova scritta e contestazioni analitiche solide.
La consulenza tecnica d’ufficio (CTU)
Su nostra richiesta, il giudice ha nominato un consulente tecnico d’ufficio (CTU) per verificare la correttezza delle contestazioni. Il CTU ha accertato che:
✔ Circa €50.000 delle somme richieste si riferivano a forniture mai consegnate.
✔ Altri €25.000 riguardavano merce difettosa o non conforme.
✔ Gli aumenti di prezzo applicati dal fornitore erano privi di giustificazione contrattuale.
L’esito della controversia
Dopo la relazione del CTU, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo che ha previsto:
✔ Riduzione del debito da €120.000 a €35.000.
✔ Piano di pagamento rateale in 12 mesi.
✔ Compensazione delle spese legali.
✔ Annullamento degli interessi moratori richiesti dal fornitore.
Questo risultato ha consentito alla società cliente di preservare la propria liquidità e proseguire l’attività senza difficoltà economiche.
Perché affidarsi al nostro studio?
L’opposizione a un decreto ingiuntivo per forniture commerciali richiede:
✔ Competenza in diritto commerciale, per contestare richieste indebite.
✔ Esperienza nell’analisi contabile, per individuare errori nei conteggi e nei contratti.
✔ Capacità di agire tempestivamente, in quanto l’opposizione deve essere proposta entro 40 giorni dalla notifica del decreto ingiuntivo.
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